Giovedì, 19 Novembre, 2020

Don Stefano GERBAUDO - HESED

DON STEFANO GERBAUDO Servo di Dio

L'Eucaristia

“un prete che dice bene la MESSAPer un sacerdote l'atto di celebrare la Messa è senz'altro il cuore pulsante di tutta la sua missione, è il centro del suo impegno evangelizzatore, è il sigillo del suo essere rappresentante del Signore, è il fuoco della sua comunione con il Salvatore, è in fin dei conti ciò che nel profondo costituisce la sua identità e specifica la sua vocazione!!!

Don Gerbaudo vive (!!!) come un sacro privilegio il compito di ripetere le parole e i gesti di Gesù e di compiere il rito che rinnova la Sua presenza (!!!) in mezzo a noi. La sua consapevolezza di Gesù presente è tanto forte da affiorare in superficie in un modo percepibile da chi lo osserva...” quando proclamava la parola...durante e dopo la consacrazione...con Gesù fra le mani”... ogni suo gesto esprimeva la fede autentica e profonda in ciò che stava accadendo...sua appartenenza a Cristo... essere a propria volta ostia offerta per la salvezza del mondo…

Nell'atto di celebrare la messa don Stefano era così raccolto e concentrato da divenire lui stesso un potente messaggio spirituale. In questo modo il direttore spirituale assolveva la sua funzione presso i giovani seminaristi anche in maniera indiretta : “mi colpì profondamente... non si cancellò mai più dalla mia mente... il suo modo di pregare, di celebrare...immerso completamente in Dio... si respirava un clima profondamente spirituale…faceva delle prediche...quello che diceva ti “entrava dentro”...le sue meditazioni erano brevi, concise, profonde... erano semplici, penetranti e intense per noi perché toccavano dei punti fondamentali della nostra vita...quello che diceva, unito al suo atteggiamento, al modo in cui lo diceva, “riscaldavano l'anima” e suscitavano il vivo desiderio di  lasciarsi avvolgere nell'intima unione e contemplazione di Dio”…

L'Adorazione

“La sua centralità nella vita spirituale” Don Gerbaudo trascorre molto tempo davanti al Santissimo, anche nelle adorazioni notturne: intere notti passate in preghiera... sentito come farmaco per l'umana fragilità … presenza viva da cui attingere la forza per la fedeltà al Vangelo, per la vita quotidiana e per l'apostolato... una pratica che non teme di proporre anche ai giovani dai quali viene accolta e fatta propria : “mi edificava moltissimo … lo vedevo in adorazione … veramente credeva alla presenza di Gesù Persona viva … ci diceva: “nella notte di fronte al Santissimo  maturano le decisioni importanti della vita … uomo della contemplazione, ci faceva gustare quale grande tesoro abbiamo tra le mani …”; “non era una piazza, ma era un monastero! entrare in questo monastero della sua vita interiore … cosa c’è di più bello? ” “quando noi parlavamo con lui, ci confidavamo, sapevamo che parlavamo con un uomo di Dio e ci dava le risposte di Dio … non solo risposte umane, ma ci aiutava a rapportarci con il Signore ... lui era un vero sacerdote, cioè l’uomo di Dio che prima di insegnare viveva lui, viveva lui la sua amicizia con il Signore, viveva lui la preghiera, viveva lui la disponibilità di tutta la sua vita messa al servizio del prossimo”... come augurio per il mio onomastico, mi aveva offerto una santa messa ... ha celebrato come celebrava lui … a me mancano gli aggettivi per dire queste cose …

La preghiera

“come un respiro” Se ciò che lega il Creatore e la sua creatura è l'amore, l'amore ha bisogno di nutrirsi della comunicazione tra i due ... per Don Gerbaudo la relazione d'amore con Dio non era uno dei momenti cadenzati della preghiera nella giornata del prete (il breviario, l'Eucaristia, il rosario, i ritiri, gli esercizi spirituali) ... osservando il suo modo di vivere, ci si rende conto che per don Gerbaudo non esiste alcun criterio di giudizio, alcun modo di affrontare le situazioni e i fratelli, che non nasca dalla fede profondamente vissuta e continuamente nutrita dalla relazione con il Signore ... la preghiera del cuore, le litanie lasciate affiorare affrontando un problema o un incontro o una persona ... sono per lui come un susseguirsi ininterrotto di intimo colloquio per tenersi sempre unito, nella mente e nel cuore, alla presenza di Dio, che ha scelto come unico Signore della sua vita ... diceva: “prima il Signore, perché solo così tutto il resto acquista il suo senso, prende la giusta luce, può essere orientato al bene … raccontano le sue giovani: “pregava molto. Al mattino molto presto, quando ci recavamo prima del lavoro alla messa dell'alba, egli era già davanti al santissimo a pregare o  al suo confessionale ad attendere i penitenti”…  In seminario la sua giornata cominciava sempre allo stesso modo: in ginocchio davanti al Santissimo, assorto in preghiera, «in profondo raccoglimento» prima della messa comune in cappella!!! Anche in questo modo passava la testimonianza di uno stile di vita attraverso l'esempio Nella memoria di tanti resta l'immagine del suo inginocchiatoio che aveva in camera su cui aveva scritto: "Un prete tanto vale quanto prega «lui era un uomo in ginocchio, sì»; “anche dopo il pranzo, regolarmente scendeva in cappella per iniziare la seconda parte della giornata in fervente colloquio con Gesù. Erano momenti forti di preghiera che continuavano lungo il giorno come un respiro”… “quando veniva per gli incontri, prima di farci le conferenze, andava sempre prima a pregare in chiesa, davanti al tabernacolo … nel vederlo pregare  l'impressione era netta : “parlava con il Signore e glielo si leggeva in viso”… «Questo suo modo di rapportarsi al Signore, questa sua contemplazione ci attirava enormemente», «era qualche cosa che ti attirava, perché, come lo vedessimo qui, era l'atteggiamento di un rapporto con una persona presente … era un atteggiamento cheti aiutava proprio a fermarti e a pregare» ... “don Gerbaudo  era convinto che gran parte della testimonianza del suo essere prete passasse attraverso l'esempio … ed era proprio così !!!”

La confessione

 

al suo confessionale vi era sempre una fila di penitenti, ragazze e seminaristi, ancora ricordano con gioia:”un uomo che ascoltava, un uomo che parlava più che con le parole con l’atteggiamento, un atteggiamento sereno, un atteggiamento di vita interiore profonda, un atteggiamento “che sembrava, ecco, di parlare con il Signore, come quando Gesù si incontrava con la gente e donava i suoi consigli, non li imponeva, li invitava a seguirlo, ma non li costringeva, li amava, come Gesù con il giovine: “lo guardò negli occhi”Questo guardare negli occhi di Gesù è un fatto straordinario “e dopo averlo guardato lo amò” … “trovavi la mano di Dio concretizzata in una mano umana, potevi prenderla e seguirla … seguirla anche con gioia, perché Don Stefano non lasciava dubbi, bisognava avere il coraggio che aveva lui, la generosità che aveva lui nel dire sì al Signore ... chiedeva a noi non poco, ma tanto, tanto nella preghiera, nel sacrificio, nel silenzio, nell’accettare la volontà di Dio attraverso i superiori ... “adesso cominci a pregare sul serio e lo Spirito Santo le suggerirà” ...“quando c’era qualche caso difficile, lui sapeva offrire e dire: “Signore, prendi qualche cosa di me, dallo a lui o a lei” aveva la forza di dire: “Signore, prendi le mie briciole, dalle ai chierici in difficoltà”…   il dono della vita che don Gerbaudo ha fatto penso parta di qua ... deve aver detto: "Padre, ti amo più di me stesso, anche al posto di quelli che il loro amore non te l'hanno dato, non riescono a dartelo, … desidero amarti anche per loro. Metto anche il loro amore che dovrebbero avere, me lo prendo io e te lo do"... prendo il posto degli altri … come Gesù sulla croce …” 

La carità

 

Generosità e sacrifici trasmetteva a noi ciò che lui viveva: preghiera, sacrificio, donazione piena di sé agli altri, e tutto vissuto in una pienezza di vita di gioia … la sua convinzione era infatti che quanto si propone diventa credibile solo se vissuto in prima persona da colui che lo propone La proposta non era declinata al negativo: non si trattava di «non fare» questo o quello, ma di «fare» un sacrificio per il dono è positivo, il dono è costruttivo … lo fai per Gesù, cioè positivamente «Ci faceva capire la bellezza di una rinuncia: ci incoraggiava ad essere generose. E quindi mai, mai misurare l'offerta, mai misurare il sacrificio: "Ce ne sta sempre ancora un po' di più” ... impegno a vivere come il Signore Gesù … esistenza costellata da tanti piccoli e grandi gesti in cui il prossimo veniva messo prima di se stessi ... era la persona stessa di don Stefano, il suo modo di essere, che rendeva credibile il discorso…

Esempi Concreti

- “Io ho avuto in lui un esempio meraviglioso!

Un giorno arriva in bici da Fossano a Genola, mi dice: "Hai tempo?", "Sì", "Verresti con me? Andiamo fino a Savigliano", "Sì", prendo anch'io la mia bicicletta e tutti e due pedalando e pregando, andiamo a Savigliano. Era in tempo di guerra...siamo andati a trovare un prete... un povero prete solo, anziano, che viveva abbastanza stentatamente. E dentro la borsa non c'erano soltanto gli aiuti spirituali, ma c'erano anche gli aiuti materiali. E ha portato una bella borsata di roba a questo prete: pane, formaggio, burro...poi di lì mi dice: "Vieni con me, adesso andiamo all'ospedale, preparati"...arriviamo a una stanza che lui sapeva già e troviamo lì un uomo in lacrime, che piangeva come un bambino. Lì accanto un letto, la moglie morta per un bambino...È andato lì, lo ha accarezzato, gli ha detto parole di conforto... Ero giovane prete. Lui mi ha messo a contatto con la realtà della vita. Il prete povero che ha bisogno di essere soccorso, il povero vedovo che piange la moglie che ha bisogno di essere consolato. E ho detto: "È bello però essere prete per poter fare di queste cose, per poter portare non soltanto una carezza ma la presenza di Dio a gente che soffre, a gente che piange". È bello.Ecco cosa mi ha insegnato Don Stefano”.

- Mi aveva detto: "Quel giorno offrirò la messa per lei "...ma il Signore gli domandò una grossissima rinuncia: non poter più celebrare l'Eucaristia … l'ho trovato a letto, e mi ha detto: "non ho potuto celebrare per lei la messa, ma ho offerto dalle 2 di questa notte i miei mali, i miei dolori per lei"

- TRA I SEMINARISTI prudente e saggio. 

La presenza di don Stefano Gerbaudoin seminario come direttore spirituale si esprimeva, oltre che nella liturgia, su due versanti principali: le meditazioni e i colloqui personali ... “traspirava Dio in ogni atteggiamento”... “Io guardavo a lui più che alle parole, guardavo a lui al suo esempio, al suo modo di accogliere quanto gli dicevamo, al suo modo di contattare gli altri, al suo modo di relazionarsi con i chierici, al suo modo di avvicinare la gioventù femminile”… nei colloqui sapeva accogliermi, ascoltare senza giudizio quel che gli dicevo e vedere se anch’io ero disponibile a sentire lui … senza imporsi … rispettoso dei miei tempi … incoraggiante di fronte alle mie cadute, fragilità … capace di vedere e far scoprire risorse e potenzialità … propulsore infaticabile di desideri di bene, di migliorarsi per migliorare gli altri (chi ci avvicina  deve ripartire migliore di come era quando ci ha avvicinato), di arricchirsi per arricchire gli altri (una sola la nostra parola d'ordine ; donarci), di santificarsi per santificare gli altri ( fate tutto con gioia, merita essere generosi, rinascete ogni giorno ); la direzione spirituale di don Gerbaudo non era però all'acqua di rose: quando servivano all'anima, non mancavano le prese di posizione decise e definite (via le mezze misure; siamo di passaggio su questa terra, conta solo quello che si è fatto per Dio; santificate l'istante che passa, dimenticate il passato, santificate il presente, la vita di un sacerdote è fatta per gli altri, è fatta per amare, è fatta per perdonare, è fatta per aiutare)

- Accompagnando la scelta

Quando il cammino compiuto era sufficientemente chiaro allora don  Gerbaudo poteva sostenere o indirizzare la scelta vocazionale della consacrazione e della vita religiosa, così come faceva per la vita matrimoniale e più in generale per la vita cristiana … sapeva sfruttare per la crescita delle persone anche il tessuto associativo e di relazioni che aveva costruito, così che si creasse un aiuto e un sostegno reciproci nella ricerca vocazionale: «Sapeva scoprire i lati deboli dei giovani, sapeva metterli in contatto con qualche ragazzo/a più anziano, già formato, che li potesse aiutare a fare un cammino adeguato alla loro giovinezza».

Così tra le ragazze da lui dirette si sono espresse parecchie vocazioni alla vita religiosa, all'interno di ordini diversi …  “c'è stato un boom di suore, una cosa senza senso, perché lui ha proprio inciso dentro»... l'incremento così evidente di vocazioni religiose non poteva passare inosservato … dicono di lui alcune di loro: «La mia testimonianza di don Gerbaudo è questa: di aver incontrato un vero sacerdote di Cristo, che ha saputo coltivare in me la vocazione. Se sono consacrata e missionaria lo devo proprio a lui». «A lui devo pure la mia riconoscenza, perchéha cooperato con la grazia di Dio a preparare il mio cuore alla divina chiamata».

Don Gerbaudo non aveva timore di presentare la vocazione, di testimoniare che lui era un sacerdote felice, che era un sacerdote contento, che era un sacerdote che della sua vita non poteva sognare di più. Lui dava la testimonianza di questo e, dando la testimonianza, c'era chi lo seguiva. Quanti chierici!!!

 

(principalmente tratto dal libro “Don Stefano Gerbaudo- la santità a qualunque costo” di Roberto Falciola ed.AVE)

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